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"LA POESIA È MORTA, VIVA LA POESIA !

SE LA POESIA È FIUME E LA PROSA MARE, QUANDO  IL FIUME, ABBANDONANDO SPONDE E ALVEO SFOCIA IN MARE, PERDE LA PROPRIA IDENTITÀ DI FIUME.

COSÌ ANCHE LA POESIA NON È PIÙ POESIA PERCHÉ DIVENTA PROSA A TUTTI GLI EFFETTI."

CHIUNQUE TU SIA,

BENVENUTO IN CASA MIA.

 

Se vuoi saper chi sono,

come scrivo e cosa scrivo,

va alle opere, scegli,

siediti comodo, tappa

le orecchie, spalanca gli occhi,

la mente e il  cuore,

leggi e dimentica le ore.

Al tavolo di un bar

 

Fra sfaticati si usava ciarlarne

non accettando alcun compromesso:

«L’uomo e la donna son fatti di carne

e non di coccio e neppure di gesso»

 

ci sussurrava Giannino il barbiere,

mentre avido leccava il suo gelato

della Martina palpando il sedere.

Con quali versi l’avrebbe cantato?

 

E tutto il chiacchierare ne ruotava

attorno all’argomento da trattare,

ai pregiudizi e a chi ci consigliava

su come fosse meglio poetare.

 

E la risposta che  sentivo spesso:

«In arte non sappiamo cosa farne

di turbolenta apologia del sesso!

Non insistete, non serve parlarne.»

 

E la diatriba seguiva ad oltranza

tra i moralisti della religione

e chi tacciato di somma ignoranza

diceva: «Di natura è la funzione!

 

Tanto vale narrarne in libertà.

Siamo poi noi a farne una questione

pensando che sia solo oscenità.

Dite pure la vostra di opinione.»

 

«Io credo che sia un mezzo per far soldi»

disse Gioberto «e che all’origine

ci sian soltanto quattro manigoldi

che sfruttano dell’uomo la prurigine.»

 

«Non ha  poi torto. Soltanto il denaro,

-per altro opinionista- è la cartina

al tornasole tra genio  e somaro.»…

«L’arte di guadagnare è la dottrina

 

non solo di magnaccia e di puttane.»

«Ognuno al mondo si gioca le carte

che ha in mano per procacciarsi del pane;

non ha bisogno d’imparare un’arte.»

 

«E tutto ruota attorno al portafoglio.

Il dio denaro ha preso il sopravvento:

il vero, il solo motivo d’orgoglio…»

«Il sesso può servir come argomento.»

 

Botte e risposte di pensiero vario

d’estate tra la noia e l’apatia,

tra una birra e un caffè, in quel sudario

ch’è piazza Roma presso casa mia.

 

«Il soldo è solo un coronamento,

che depistare fa poi la pulsione»

sostenni allora «è mascheramento…

un contrappasso, una trasposizione.

 

Si potrà credere oppure non credere,

ma dall’inconscio riemerge fecondo:

etero, omo, oppure transgenere,

ovunque, il sesso a incasinare il mondo.

 

A chi lo crede un mezzo per campare

e voglia assicurarsi il posto fisso

consiglio caldamente il lupanare:

è il luogo ove non esser crocifisso.»

 

Ho amato molto, ho amato scopare

senza comprarmi mai quel godimento.

La femmina ho cercato conquistare

con tanto amore e con sentimento.

 

Al mondo c’è chi mangia sol per vivere

e pur chi vive solo per mangiare,

io che vivacchio, ma non sullo scrivere,

non voglio limiti nel poetare.

 

Il fieno per l’inverno è già in cascina,

lo colsi ancora verde a primavera.

Il vino per la sera l’ho in cantina,

mi attende solo l’ultima frontiera.

 

Sparate a zero, se volete, all’uomo,

crocifiggete pure anche il poeta,

non sono santo da incensare in Duomo

e neppure mi atteggerò a profeta.

 

Mi pensino dotto, oppure somaro,

ai puritani della borghesia

dico che me ne fotto del denaro

e canto il sesso senza ipocrisia.

 

Sento Giovanni che canta in bottega

tra una tintura, uno shampoo e una piega:

«Ciapitt, ciapott, ciapèla,

la ciapa lé tosta, la ciapa lé bèla

pitüri anca quèla»