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"LA POESIA È MORTA, VIVA LA POESIA !

SE LA POESIA È FIUME E LA PROSA MARE, QUANDO  IL FIUME, ABBANDONANDO SPONDE E ALVEO SFOCIA IN MARE, PERDE LA PROPRIA IDENTITÀ DI FIUME.

COSÌ ANCHE LA POESIA NON È PIÙ POESIA PERCHÉ DIVENTA PROSA A TUTTI GLI EFFETTI."

CHIUNQUE TU SIA,

BENVENUTO IN CASA MIA.

 

Se vuoi saper chi sono,

come scrivo e cosa scrivo,

va alle opere, scegli,

siediti comodo, tappa

le orecchie, spalanca gli occhi,

la mente e il  cuore,

leggi e dimentica le ore.

Grigiore

Grigiore, grigiore; sempre grigiore
là fuori, dietro la chioma del fico,
oltre il profilo del monte. La pioggia
sfila carezze sghimbesce sui vetri;
io che boccheggio nell’afa serale.
So che là fuori mi aspettano al varco
il genio del bene e quello del male.
Terrore di viver tempi a venire,
contorti, distorti: dì che non so,
neanche sapere oppure vedere
vorrei, e invano imploro gli dei.
Ieri! Sì, ieri ha un volto vissuto,
un dritto e un rovescio ch’è conosciuto,
ma non il domani. Guardo le mani
vuote di sogni, di fate morgane
d’iperboli strane, nudi bisogni,
pei quali non sai se poi ti vergogni
del nulla che tieni o’l niente che dai.
Domani, che ti solleva un vento
d’attesa angosciosa, fulmini, tuoni,
vuoti silenzi o cupi frastuoni…
Guardo, mi specchio: scomparso il virgulto,
del tempo mi resta solo l’insulto
di terra violata e seme sprecato,
disperso, inumato in aridi solchi.
Affondo le mani, cosa mi resta?
Due spiccioli in tasca e ‘l tarlo ch’ho in testa

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© 2015 Carlo Antonio Bertolo

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