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"LA POESIA È MORTA, VIVA LA POESIA !

SE LA POESIA È FIUME E LA PROSA MARE, QUANDO  IL FIUME, ABBANDONANDO SPONDE E ALVEO SFOCIA IN MARE, PERDE LA PROPRIA IDENTITÀ DI FIUME.

COSÌ ANCHE LA POESIA NON È PIÙ POESIA PERCHÉ DIVENTA PROSA A TUTTI GLI EFFETTI."

CHIUNQUE TU SIA,

BENVENUTO IN CASA MIA.

 

Se vuoi saper chi sono,

come scrivo e cosa scrivo,

va alle opere, scegli,

siediti comodo, tappa

le orecchie, spalanca gli occhi,

la mente e il  cuore,

leggi e dimentica le ore.

RIFLESSIONE DEL MESE

Impressioni su; MORIMONDO di Paolo Rumiz

Viaggio reale e surreale lungo un fiume che è liquido amniotico, vita concreta e simbolo, divinità e creatura. realtà che provoca la fantasia e fantasia che, inesorabile, prende le misure alla realtà esaltandone le antinomie: bellezza e squallore, rigoglio e degrado, morte e resurrezione.

Il Po: dio serpente; la Po: acqua madre; Paolo Rumiz: autore intrigante dalla personalità complessa. Uomo irrequieto, nomade come l'acqua del fiume, come la bora che soffia sul mare della sua Trieste. Paolo come il suo omonimo di Tarso predicatore di pace e di fraternità, camminatore come lui, missionario di un sogno di fratellanza ecumenica. Predicatore diverso solo perché con gli strumenti di tempi diversi.

Narrazione che, come la lente di un pendolo, oscilla tra passato e presente, tra i ruderi abbandonati della storia ed un presunto progresso-regresso. E il fiume che vi passa sopra, sotto e attraverso. Fiume che, come la vita che rappresenta, si gonfia, travolge e stravolge e che quando si stanca, si accascia mettendo a nudo i suoi scheletri: le sue ferite e gl'insulti ricevuti. Passato e avvenire che, attraverso il presente, si evolve e ricicla come l'acqua del fiume che evapora e ritorna sempre uguale e diversa, ma passa e non ritorna, mentre l'uomo vi naviga sopra, ride ed irride da irresponsabile imbecille.

Alla fine la catarsi di fronte all'infinito: il mare. La pace senza limiti d'orizzonte, ma ancora un "ire", un andare pellegrino non più verso l'infinito, ma nell'infinito.

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© 2015 Carlo Antonio Bertolo

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