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Dicembre 2015

  ​COS'È UNA RELIGIONE?

 

La mia è solo un'opinione: il mio modo razionale d'intendere la religione e quindi di credere.

Nessuna vocazione missionaria in me, nessuna intenzione di proselitismo, nessuna pretesa d'essere nel giusto e nel vero,

nessun atteggiamento profetico, ma solo esercizio della voltairiana libertà di esprimere il mio pensiero: la semplice constatazione di una verità sotto gli occhi di tutti.

Se per religione s'intende l'insieme dei riti, delle credenze e delle dottrine con le quali l'uomo tenta di stabilire un legame e una relazione con Dio, occorre innanzi tutto spiegare che cosa sia Dio.

Tralasciando di proposito tutte le risposte che le varie religioni hanno tentato di volta in volta e alle quali non credo perché tutte si riducono ad un credere per fede. Cos'è la fede se non un'accettazione passiva dell'ipse dixit, un atto di rinuncia a capire? Che cosa se non un gettare la spugna di fronte all'incomprensibile e all'inspiegabile, liquidando l'enigma aggrappandosi ad una verità cosiddetta rivelata sotto il mantello del sacro? Rivelata da chi (Dio) a chi (l'uomo) attraverso la mediazione di un altro uomo (il profeta) quando non da Dio stesso incarnato?

Verità come rivelazione di sé, quindi Dio verità

Ecco introdotto un nuovo concetto: quello di verità.

Dio s'identifica dunque con la verità?

La verità "è". Anche Dio "è". Entrambe sono categorie adimensionali e atemporali.

Al di là dell'origine storica delle religioni, nate come riti di esorcizzazione della paura dell'uomo di fronte ai fenomeni naturali inspiegabili, lungo il percorso di civilizzazione v'è stato un momento in cui egli, meditando sul fenomeno del proprio divenire (nascita, vita, morte) per esorcizzare la madre di tutte le paure si è posto i classici interrogativi esistenziali: chi sono? da dove vengo? dove vado? a cosa servo?

Ed è attraverso le religioni che egli ha cercato e va cercando la verità su quello ch'egli fosse prima di nascere, su cosa l'aspetti dopo la morte e quale sia il suo ruolo durante la vita (lo scopo del vivere), ossia il cammino che lo conduca a scoprire la verità, ossia all'incontro con Dio. Ma le risposte delle religioni sono ipotesi contrabbandate per tesi, affermazioni gratuite senza beneficio d'inventario. Senza cioè la classica prova del nove.

Come se non bastasse, le religioni sono innumerevoli e tutte diverse, tutte con la stessa pretesa e tutte in conflitto fra loro. È la prova più evidente che nessuna di esse può essere  la religione per antonomasia.

Ma quest'affermazione è poi vera?

Si e no. Esiste una religione ecumenica, universale, capace di condurre l'uomo alla verità assoluta, capace di assorbire, annullando in sé tutte le credenze e i miti di questo mondo, una religione fino ad oggi ignorata, anzi, vissuta come antitesi religiosa, bollata di ateismo positivista, che dalla non conoscenza conduce alla conoscenza. Questa religione si chiama scienza che persegue la via di una conoscenza non gratificataci mediante una rivelazione piovuta dall'alto, ma acquistata faticosamente dal basso attraverso la scoperta delle leggi che regolano il cosmo in tutte le sue manifestazioni, attraverso le quali giungere alla scoperta e quindi alla conoscenza di Dio. Leggi intellegibili all'uomo e che, una volta definite, si rivelano assolute, eterne, inconfutabili. Religione che ha avuto le sue origini storiche nel Rinascimento. Anche la scienza come ogni altra religione ha il suo rito: il metodo sperimentale; i suoi miti e i suoi tabù: le ipotesi di lavoro e gli errori di percorso, le sue abitudini e i suoi cerimoniali di procedura codificati. le sue regole di comportamento affidate all'applicazione e le sue credenze: la sconfinata fiducia nelle  facoltà dell'intelletto umano; la capacità di distinguere ciò che è bene (ordine) da ciò che è male (disordine).

Conduce ad una visione del mondo che è metapercettiva e quindi causale non solo fenomenologica e  diventa dottrina pura.

Inoltre è una religione universale, perché le sue leggi, una volta definite, sono valide ovunque, in ogni continente e nell'intero universo.

Contrariamente alla fossile staticità delle religioni storiche, cercando la Verità ultima, ha tutte le caratteristiche di dinamicità del  perfettibile. È negazione dell'ateismo perché, consapevolmente o inconsapevolmente, tende alla scoperta di un Dio che non sia il prodotto dell'immaginazione, un parto della fantasia, ma la Verità che giustifica l'Universo.

Combatte inoltre l'agnosticismo sostenitore della impossibilità d'arrivare a conoscere Dio.

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© 2015 Carlo Antonio Bertolo

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